ChatGPT rallenta, Gemini accelera: cosa ci dicono davvero i dati sull’AI

AI - Intelligenza artificiale

Negli ultimi tre anni ChatGPT ha fatto qualcosa di raro nel mondo digitale: ha creato una nuova categoria nella mente delle persone.

Non era solo uno strumento. Era l’AI.

Oggi però, guardando i dati reali di utilizzo e traffico, emerge una verità più sfumata — e molto più interessante per chi fa impresa.

La partita dell’intelligenza artificiale non è finita. Semplicemente, sta entrando nella sua fase più matura: meno entusiasmo cieco, più scelte concrete.

I dati sul traffico: cosa sta succedendo davvero

Secondo le ultime analisi di Similarweb (gennaio 2026):

ChatGPT resta il principale strumento AI al mondo, ma la sua quota di traffico globale è scesa al 64,6%, in calo costante rispetto all’86,6% di un anno fa.

Nello stesso periodo, Google Gemini è passato dal 5,3% al 22%, diventando il player in assoluto più veloce in termini di crescita.

Altri strumenti — come Claude, Grok, Perplexity e Copilot — non stanno “sparendo”, ma stanno occupando spazi più definiti, frammentando l’attenzione degli utenti.

Il punto però non è solo la percentuale di traffico. Il nocciolo della questione è che le persone non usano una sola AI: gli utenti si distribuiscono su più strumenti, e questo riduce molto il divario reale tra le piattaforme, al di là delle quote di traffico.

E questo è coerente con un fatto chiave:  Gemini non è un tool. È un’infrastruttura.

È integrato in Search, Gmail, Workspace, Android e (a breve) anche nell’ecosistema Apple. Non serve “sceglierlo”: spesso lo si usa senza nemmeno accorgersene.

Perché il posizionamento conta più della tecnologia

ChatGPT ha avuto un vantaggio enorme: è arrivato per primo. Ha dato un nome a qualcosa che prima non esisteva. Ma la storia del digitale è piena di esempi simili:

  • Google non è stato il primo motore di ricerca
  • Facebook non è stato il primo social network
  • l’iPhone non è stato il primo smartphone.

Eppure sono diventati standard, non perché fossero semplicemente “migliori”, ma perché:

  • erano integrati
  • erano distribuiti ovunque
  • risolvevano problemi reali senza chiedere sforzi aggiuntivi agli utenti

Oggi Gemini sta giocando esattamente questa partita.

Non sta cercando di “battere ChatGPT”. Sta diventando parte invisibile dei flussi quotidiani di lavoro e ricerca.

Il vero cambio di paradigma: non stiamo più scegliendo chatbot

C’è un aspetto ancora più importante, spesso sottovalutato.

Le persone non stanno scegliendo un chatbot. Stanno scegliendo a chi delegare un pezzo del processo decisionale.

Il modo di interagire con l’AI sta cambiando rapidamente:

Prima: “Qual è la soluzione migliore?”

Poi: “Fammi una proposta”

Oggi:  “Confronta le opzioni e dimmi cosa fare”

Domani: “Fallo tu”

Dal chiedere → al produrre → fino all’agire

Questo passaggio segna la fine della categoria “chatbot” così come l’abbiamo conosciuta. E l’inizio dell’AI come filtro dell’attenzione.

Se l’AI diventa il filtro dell’attenzione, il vero tema per aziende e brand non è solo esserci online, ma essere citabili, comprensibili e riutilizzabili dalle AI.

È qui che entra in gioco la GEO – Generative Engine Optimization, ovvero l’evoluzione della SEO pensata per i nuovi risultati di ricerca basati sull’AI.

👉 Ne parliamo in modo approfondito qui: GEO: come farsi trovare (e citare) dalle AI generative

Perché Google oggi fa davvero paura

Non solo per la qualità dei modelli.

Ma per:

  • potenza economica
  • infrastruttura
  • distribuzione globale
  • integrazione nativa
  • ecosistema chiuso ma completo

Quando Google decide di spingere una tecnologia, non lo fa con una feature. Lo fa cambiando i comportamenti.

L’AI Overview nella ricerca ne è un esempio: non è uno strumento in più, è un nuovo modo di accedere alle informazioni.

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Ed è questo che sta accelerando l’adozione di Gemini, molto più di qualsiasi confronto “tecnico”.

È finita per ChatGPT? No. Ma è finito l’hype.

ChatGPT resta uno strumento straordinario.

  • È tra i siti più visitati al mondo
  • Genera ancora enormi volumi di traffico
  • Ha un ruolo centrale nella diffusione dell’AI

Ma il racconto “ChatGPT ucciderà Google” non regge più.

Ora inizia la fase più interessante:

  • meno hype
  • più uso reale
  • più confronto tra strumenti
  • più decisioni consapevoli

E per aziende e professionisti, questo è un bene.

Cosa significa tutto questo per il business

Per chi guida un’azienda o prende decisioni strategiche, il messaggio è chiaro:

Non esiste l’AI giusta per tutto. Esiste l’AI giusta per un obiettivo specifico.

Chi ragiona ancora per “tool del momento” rischia di investire male.
Chi ragiona per:

  • processi
  • integrazione
  • casi d’uso concreti
  • qualità delle informazioni

è già avanti.

Un dato su tutti:  il traffico proveniente dall’AI è ancora limitato, ma converte molto di più rispetto alla ricerca tradizionale.

Segno che l’AI non porta volume. Porta decisioni più mature.

La domanda non è: “È finita per ChatGPT?”

La vera domanda è: siamo pronti a usare l’AI nel modo giusto, ora che l’hype è finito?

👉 Se vuoi fare chiarezza su come integrare davvero l’AI nei processi di marketing e business, parliamone.

DUE PAROLE Sull’autore

Mi chiamo Saverio Bruno e sono un esperto di Digital Marketing. Dopo aver maturato quindici anni di esperienza come consulente freelance, ho fondato RIOLAB S.R.L. Ho ideato un Metodo che mi ha permesso di condurre la mia azienda, e quelle dei miei clienti, verso una crescita sicura e sostenibile nel tempo. Ho anche pubblicato un libro nel quale condivido, con imprenditori, decision maker e marketing manager, tutto il mio sapere.

SAVERIO BRUNO

Founder Riolab